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L’avviso di Mattarella a Salvini: basta conflitti tra poteri dello Stato

L’avviso di Mattarella a Salvini: basta conflitti tra poteri dello Stato

Con il nuovo caso di ieri del barcone con 450 persone, Salvini prova ad archiviare il pasticcio della nave Diciotti, quello su cui aveva creato pi di un conflitto tra poteri istituzionali senza peraltro arrivare a soluzione. Sapeva che non avrebbe ottenuto lo sbarco dei migranti in manette, sapeva che quel polverone non lo avrebbe portato a nulla. E dunque rendere pubblico l’intervento di Mattarella l’avrebbe aiutato a uscire dall’angolo in cui si era ficcato. E infatti di quella telefonata, anzi, delle due telefonate tra Sergio Mattarella e Giuseppe Conte non si sarebbe saputo nulla se la notizia non fosse uscita dal Viminale.

Non c’era alcun interesse di Palazzo Chigi e tantomeno del Colle a raccontare quello che era accaduto nelle ore che hanno preceduto lo sbarco, l’impasse in cui si sono trovati pezzi diversi dello Stato in balia di direttive e ordini contraddittori. Ed questo che ha chiamato in gioco il ruolo di Sergio Mattarella: quelle invasioni di campo e soprattutto quella palese “sostituzione” del ministro dell’Interno all’attivit dei magistrati.

Uno strappo istituzionale su cui il capo dello Stato non poteva girare la testa dall’altra parte dopo quelle affermazioni del vicepremier in contrasto con la divisione tra potere esecutivo e giudiziario. Voglio vederli uscire in manette, aveva detto Salvini occupando il campo che spetta ai giudici. Ecco perch la scelta del Colle non stata dettata tanto da questioni umanitarie quanto dal rispetto dei confini costituzionali.

GUARDA IL VIDEO: Nave Diciotti a Trapani, “attenzione” Mattarella

Il fatto che quel richiamo sarebbe dovuto restare riservato. Non solo per la scarsa inclinazione di Mattarella al protagonismo ma perch non c’era ragione di rendere pubblica una questione che si sarebbe poi risolta senza altro clamore. E dunque quelle chiamate a Conte per accertare cosa intendesse fare con Salvini, il capo dello Stato le aveva fatte in via del tutto riservata ma con un messaggio molto netto. Chiarendogli, cio, che se non si fosse sbloccato lo sbarco, sarebbe stato lui personalmente a fare una dichiarazione pubblica. Insomma, la via scelta era stata quella di fare una pressione sul Viminale ma cercando di risolvere tutto senza farne pubblicit visto che il Colle non ha bisogno di un’agenda comunicativa.

E in effetti ieri, nella ricostruzione fatta da alcuni ambienti dei 5 Stelle, la conclusione era che il vicepremier leghista abbia giocato una partita tutta mediatica rendendo pubblica prima la telefonata tra Conte e Mattarella, poi dicendosi stupito, quasi a voler dimostrare che sull’immigrazione incontra ostacoli sia a Palazzo Chigi che al Quirinale. Tra l’altro, creando il conflitto con il Colle, sapeva di conquistare i titoli di giornata oscurando non solo la vittoria dei 5 Stelle sul taglio ai vitalizi ma soprattutto oscurando le sue due sconfitte: lo sbarco senza manette e il nulla di fatto del vertice di Innsbruck dei ministri dell’Interno. forse anche per questa ragione che ieri Luigi Di Maio si affrettato a schierarsi con Mattarella ma si guardato bene dal prendere le distanze dalla linea di Salvini sugli sbarchi. Sa che il consenso ormai si misura su quello e non ha intenzione di offrire alibi al vicepremier. Tanto pi se la stessa versione leghista che accredita un “sollievo” da parte di Salvini per la mano arrivata dal Colle.

Il presidente non si intromesso nella mia attivit di ministro diceva il vicepremier leghista con un tono esattamente opposto a quello di qualche ora prima quando si diceva stupito dell’intervento di Mattarella. Doppi registri comunicativi a cui si sta abituando il Quirinale ma non fino al punto di concedere ulteriori invasioni di campo tra poteri dello Stato. La prossima volta Salvini ne dovr tenere conto.

© Riproduzione riservata

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