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Immigrazione irregolare: quanti sono i clandestini? – Info Data

Immigrazione irregolare: quanti sono i clandestini? – Info Data

Per misurare i clandestini una fonte fra le più affidabili è l’International Migration Outlook, rapporto periodico dell’OCSE il cui ultimo aggiornamento è stato presentato proprio pochi giorni fa. In esso, fra l’altro, si analizza il fenomeno dell’impiego di lavoratori senza un regolare permesso di soggiorno e più in generale vengono riassunte le migliori ricerche esistenti sul fenomeno dell’immigrazione irregolare.

Prima di presentare i numeri bisogna però mettere bene in chiaro che si tratta di stime, e per di più di stime di un fenomeno illegale e come tale chiaramente difficile da ricondurre a cifre esatte. L’OCSE stessa, d’altra parte, ricorda che “a causa della natura elusiva dell’impiego illegale di lavoratori stranieri, le statistiche sono rare, poco affidabili e difficili da confrontare fra nazioni diverse. […] Tutti i metodi e le misure usate [per stimare l’immigrazione illegale] hanno dei limiti, e devono essere prese con prudenza”.

Detto questo, per farsi un’idea delle dimensioni reali della questione resta comunque meglio fare affidamento su una delle più prestigiose organizzazioni statistiche del mondo invece che su impressioni soggettive. In diversi casi gli autori hanno presentano valori possibili minimi e massimi, oltre che stime centrali per quantificare il fenomeno: per dare il quadro completo nelle visualizzazioni sono state presentate tutte e tre, quando disponibili.

Per raccontare quant’è estesa l’immigrazione illegale nei paesi sviluppati esistono almeno tre modi diversi. Il primo e più semplice consiste banalmente nel cercare di contare quanti sono, e in questo modo “risaltano gli 11,3 milioni di immigrati non autorizzati negli Stati Uniti del 2016”. Per stime relative all’Europa a 27 paesi tocca tornare più indietro nel tempo, al 2008, e al contempo producono risultati parecchio inferiori – fra 1,9 e 3,8 milioni di persone nel complesso.

Restando all’Italia, invece, troviamo cifre che oscillano da un minimo di 279mila a un massimo di 461mila. Tuttavia secondo stime più recenti della Fondazione ISMU e aggiornate a inizio 2017 gli stranieri senza un valido permesso di soggiorno sarebbero invece 491mila.

Limitarci a contarli però non ci aiuta troppo a farci un’idea della scala, perché naturalmente le nazioni hanno popolazioni diverse e 100mila persone possono essere pochissime negli Stati Uniti – che di abitanti ne ha 325 milioni – oppure tante in un paese piccolo come per esempio la Svezia.

Per provare a fare un confronto più sensato, i ricercatori dell’OCSE hanno allora rapportato il numero totale di immigrati irregolari stimati sia alla popolazione totale che al numero di stranieri presenti al suo interno.

Se guardiamo a quest’ultimo rapporto, troviamo che gli immigrati illegali in Italia sarebbero grosso modo quanto nella media europea. Questo vale sia considerando il valore del 2008 che quello ricalcolato dalle stime ISMU 2017 divise per la popolazione straniera presente in quell’anno, pure leggermente più alte.

La parte di immigrazione non regolare sul totale risulta invece minore, in media, in Francia, Germania e Spagna, e maggiore in Olanda, Portogallo e Regno Unito. Rispetto a quasi tutti gli altri paesi europei, gli Stati Uniti appaiono parecchio più in alto – tanto che lì si stima che un immigrato su quattro sia irregolare.

 

Un secondo modo per stimare l’immigrazione irregolare consiste nel provare a calcolarne la densità rispetto all’intera popolazione. Facendo questo esercizio abbiamo di nuovo due risultati diversi per l’Italia, prendendo in alternativa il valore del 2008 presentato dall’OCSE oppure provando a ricalcolarlo attraverso le stime della Fondazione ISMU rapportate all’intera quota di residenti.

Nel primo caso il valore italiano è 0,1 punti percentuali superiore alla media europea, leggermente superiore a quello francese e tedesco e un po’ minore rispetto a Spagna o Regno Unito. La seconda e più recente stima appare invece maggiore, e ci vede invece superati di pochissimo, fra gli altri, da Portogallo e Svizzera.

Purtroppo stime più recenti non sono state calcolate per l’intera Europa, ricorda infatti il rapporto, e tuttavia sembra ragionevole presumere che il numero attuale è maggiore rispetto a quello del 2008 pur restando inferiore rispetto a quello degli Stati Uniti”. Se dunque prendessimo valori più aggiornati anche per le altre nazioni europee è del tutto probabile che il distacco con l’Italia del 2017 sarebbe ancora inferiore.

Anche in questo caso il numero di irregolari negli Stati Uniti appare diverse volte superiore rispetto a quello delle altre nazioni sviluppate, e per fare un confronto circa cinque volte la stima italiana più recente.

 

Gli analisti dell’OCSE hanno anche provato a tracciare una linea nel tempo per capire come sono cambiate le cose negli ultimi anni. In questo caso però i dati disponibili sono ancora meno, ed è stato necessario ricorrere a fonti ancora più indirette come il numero di persone non europee “la cui presenza era illegale e che sono state arrestate o in qualche modo arrivate all’attenzione delle autorità nazionali che gestiscono l’immigrazione”.

In questo caso, si legge, “tenendo presenti i limiti nell’uso di questi dati per stimare l’immigrazione irregolare troviamo che il numero di stranieri trovati illegalmente nei 28 paesi europei è passato da 429.050 a 669.575 nel 2014”, per poi balzare a oltre 2 milioni nel 2015. Un incremento “dovuto alla volontà degli stati europei di affrontare le migrazioni irregolari e contenere la crescita nel superamento illegale dei confini causata dalla crisi umanitaria del 2015. Nel contesto europeo questo significa un’enorme sovrastima del fenomeno perché coloro che richiedono protezione internazionale smettono di essere irregolari” finché il loro caso non viene analizzato dalle autorità. In più “le stesse persone possono essere contate due volte da parte dello stesso o di diverse nazioni”.

Quasi l’intero aumento di questo numero, d’altra parte, va imputato alla Grecia, nazione in cui si è passati da circa 70mila a oltre 900mila casi. In Italia al contrario esso si è ridotto nel tempo, e dal 2011 ha sempre oscillato fra i 20 e i 30mila casi quando per esempio nel 2008 erano stati più del doppio.

Il rapporto dell’OCSE poi, sempre partendo da dati raccolti dalla Fondazione ISMU, si concentra sul caso della Lombardia. Essa d’altronde rappresenta “un quinto del PIL nazionale, la regione più popolosa” e insieme “quella che ospita il maggior numero di immigrati”.

Nel 2016, leggiamo, l’82% della popolazione immigrata in Lombardia era “legalmente residente e aveva un impiego legalmente riconosciuto. Il 9% possedeva un permesso di soggiorno valido ma lavorava in nero, mentre del restante 9% senza regolare permesso di soggiorno circa metà lavorava in nero e l’altra in bianco usando però documenti falsi”.

A cambiare molto sono anche le loro condizioni in base ai rispettivi paesi di provenienza. Fra chi proviene da nazioni UE dell’est, circa uno su dieci dice di avere un lavoro irregolare. Altre persone dell’est, ma stavolta non da nazioni dell’unione, affermano invece di avere un impiego in nero la metà delle volte con l’11% di loro che non ha un valido permesso di soggiorno. Un ulteriore caso è quello degli immigrati dall’Africa sub-sahariana, che risiedono regolarmente e con un lavoro formale una volta su tre. Il 18% dice di avere il permesso di soggiorno ma di lavorare in nero.

Un ultimo dettaglio da ricordare è che “nazioni come Australia, Israele, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda forniscono dati sulle persone che sono rimaste oltre i termini previsti dai loro permessi di soggiorno (overstayer)”, e che questo però “dipinge soltanto un quadro parziale dell’impiego di immigrati illegali”. Anche se non possiamo sapere di quanto, ci sono buoni motivi per aspettarci che in questi luoghi i numeri reali siano in effetti maggiori.

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