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Il referendum propositivo e il �cigno nero� di Italexit

Il referendum propositivo e il �cigno nero� di Italexit

Via il quorum del 5o per cento pi uno dei votanti per i referendum abrogativi e introduzione del referendum propositivo, anch’esso senza quorum. Questi i principali strumenti di riforma costituzionale attraverso i quali il Movimento 5 stelle intende dar corpo alla tanto evocata democrazia diretta. Lo ha confermato, in audizione alla prima commissione della Camera, il ministro per i Rapporti con il Parlamento e per le Riforme Riccardo Fraccaro annunciando da settembre un “pacchetto” di modifiche costituzionali tra loro separate (basta grandi riforme) che prevede anche l’abolizione del Cnel e la riduzione dei parlamentari (da 630 a 400 al Senato e da 315 a 200 alla Camera) di renziana memoria.

Ma soprattutto la modifica della disciplina referendaria a caratterizzare la visione di ammodernamento della democrazia rappresentativa del M5S, che intende fare di questo tema cos come di quello dell’abolizione dei vitalizi uno dei cavalli di battaglia per contrastare l’egemonia leghista al governo.

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Il tema del quorum antico quando l’istituzione dei referendum, con la legge 352 del 1970. E il contrasto ai quesiti tramite l’invito agli elettori a non andare a votare per impedire il raggiungimento del quorum stato denunciato pi volte dai Radicali. Tanto che della materia si occupava anche la riforma costituzionale approvata in Parlamento sotto il governo Renzi e poi bocciata dagli italiani al referendum confermativo del 4 dicembre 2016: l si prevedeva non l’abolizione, ma l’abbassamento del quorum che diventava in un certo flessibile, dal momento che bastava il 50% pi uno dei votanti alle ultime elezioni politiche (e non pi dell’intero corpo elettorale). La limitazione era stata pensata per impedire che importanti leggi possano essere abrogate da una minoranza nel disinteresse generale. Un rischio che con la proposta Fraccaro ritorna intatto.

La riforma bocciata nel 2016 prevedeva anche l’introduzione di due forme di referendum finora sconosciute al nostro ordinamento: il referendum di indirizzo e appunto il referendum propositivo ora rilanciato dai pentastellati. La riforma del governo Renzi rimandava a una futura legge costituzionale la delimitazione dei nuovi referendum, ma gi allora il dibattito parlamantare aveva messo a fuoco i possibili pericoli di tali strumenti di democrazia diretta. Intanto le materie.

L’attuale Costituzione impedisce il referendum abrogativo per leggi di spesa e trattati internazionali (non ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali , recita il secondo comma dell’articolo 75). Se nella legge costituzionale attuativa del referendum propositivo si decidesse di non introdurre analoghe limitazioni , teoricamente tale referendum potrebbe essere fatto per consultare gli italiani sull’ipotesi di uscita dall’euro. Il che vorrebbe dire, va ricordato, l’uscita dall’Unione europea, dal momento che l’introduzione della moneta unica fu deliberata con un accordo tra governi e non con la stipula di un trattato ad hoc, e l’esistenza dell’euro stata poi assunta nei trattati fondativi dell’Unione. Se alla possibile non delimitazione delle materie (e Fraccaro finora si tenuto molto vago sui “limiti” del referendum propositivo) si unisce il proposito di non prevedere quorum, il rischio si moltiplica. Insomma il “cigno nero”, uscito dalla porta delle dichiarazioni ufficiali, potrebbe rientrare dalla finestra della democrazia diretta.

Sotto la lente dei costituzionalisti anche il “doppio binario” disegnato da Fraccaro: la proposta di legge – ha spiegato – preveder anche un meccanismo di dialogo del promotori del referendum con il Parlamento in modo che quest’ultimo possa prendere l’iniziativa e fare una legge nella stessa direzione. A quel punto ci sarebbero due strade: da una parte si dovr prevedere la possibilit per i promotori di ritirare la proposta in relazione all’attivit parlamentare. In alternativa, ossia in mancanza di ritiro della proposta, si dovr prevedere la possibilit, per i cittadini, di scegliere tra la proposta avanzata dal referendum propositivo e quella approvata dal Parlamento.

Senza quorum e senza limiti di materia il rischio che la democrazia diretta si trasformi in un valanga dirompente che pu travolgere la stessa Costituzione alto, avvertono le opposizioni. In questo modo si rendono subito referendabili senza limiti tutte le leggi approvate dal Parlamento – dice il costituzionalista e deputato del Pd Stefano Ceccanti -. Il Parlamento pu solo inserire un suo controprogetto da sottoporre al voto. E il corpo elettorale potrebbe funzionare praticamente sempre come una terza Camera, in una sorta di populistica e plebiscitaria orgia referendaria.

Referendum: espressione democratica o strumento da usare con cautela?

© Riproduzione riservata

  • Emilia Patta.

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