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Decreto Dignità, tutte le misure. Con la stretta sui contratti a termine, stima di 8mila all’anno senza rinnovi

Decreto Dignità, tutte le misure. Con la stretta sui contratti a termine, stima di 8mila all’anno senza rinnovi

MILANO – Per coprire il divieto di fare pubblicità a giochi d’azzardo e scommesse, già dal settembre di quest’anno scatteranno gli aumenti sulla tassazione su slot machines e “macchinette”, le videolotteries. Invece sul fronte del lavoro, nei freddi numeri della Ragioneria non si vedono all’orizzonte benefici occupazionali ma addirittura il rischio che restino a casa 8mila persone l’anno, con la stretta sui rinnovi dei contratti determinati, in attesa che magari arrivi un incentivo – ventilato dall’esecutivo – per facilitare quella transizione alla stabilità che è l’obiettivo dichiarato del dl Dignità.

Sono alcune degli aspetti che emergono dalla versione ‘bollinata’ del Decreto Dignità, il testo emendato dalla Ragioneria per risolvere all’ultimo i problemi di coperture che erano emersi da alcuni provvedimenti.

L’aumento del Preu, il prelievo erariale unico su questo tipo di apparecchi, sarà in due tranche, con la prima che scatterà già a settembre di quest’anno. La tassa su slot e vlt – si legge nel testo – “è fissata rispettivamente nel 19,25% e nel 6,25% dell’ammontare delle somme giocate a decorrere dal primo settembre 2018 e nel 19,5% e nel 6,5% a decorrere dal primo maggio 2019”. Le maggiori entrate andranno a coprire il divieto di pubblicità di giochi e scommesse ma anche l’abolizione dello split payment sui professionisti. E’ infatti quello il capitolo che si arricchisce di maggiori dettagli relativamente alle coperture, che oltre dalle tasse sui giochi arriveranno da tagli a fondi di altri ministeri.

Per quanto riguarda il capitolo del lavoro – che prevede la discesa da 36 a 24 mesi della durata dei contratti, il ritorno delle causali dopo il primo anno e un aumento dello 0,5% dei contributi dal secondo rinnovo – si conferma l’esclusione dei contratti di somministrazione dal limite del 20% sul totale della forza lavoro, che invece vale per i tempi determinati. I contratti stagionali restano poi esclusi dalla necessità di indicazione della causale: potranno essere “rinnovati o prorogati” senza indicare specifiche motivazioni, come nel sistema in vigore. “Noi abbiamo reintrodotto con il decreto dignità le causali per i contratti a termine generici, quelli lì che si occupano in generale del tempo determinato. Gli stagionali invece non hanno una causale, non l’hanno mai avuta”, ha precisato il ministro Di Maio all’indomani dell’uscita del testo.

Ma è alla voce delle coperture finanziarie che emergono altri dettagli. Lì si fa presente che dagli articoli che prevedono la stretta sui contratti a termine si prevedono oneri per 17,2 milioni quest’anno, poi 136,2 milioni il prossimo e via dicendo, per un totale di 220 milioni tra 2018 e 2020, che salgono oltre 700 milioni al 2027. Si calcola infatti che ci siano 80mila contratti annui di durata superiore al nuovo limite e che di questi il numero di persone che “non trova occupazione” dopo i 24 mesi sia pari al 10%: 8mila persone l’anno rischiano cioè di restare fuori dal mercato, con la durata minore dei tempi determinati, e di dover quindi far la domanda di Naspi. In questa versione bollinata dalla Ragioneria si fa presente che l’Inps deve monitorare ogni tre mesi “maggiori spese e minori entrate” al fine di garantire “la neutralità sui saldi di finanza pubblica”. Non si fa invece riferimento alcuno alla possibilità che accelerino le trasformazioni dei tempi determinati in contratti stabili, che dovrebbe esser la vera ricaduta positiva sul mercato del lavoro dalla stretta alla precarietà.

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