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Cinque miliardi quest’anno e dieci l’anno prossimo: le richieste dell’Ue all’Italia

Cinque miliardi quest’anno e dieci l’anno prossimo: le richieste dell’Ue all’Italia

Brutte notizie per l’Italia. Bruxelles ha appena chiesto all’Italia una correzione di bilancio monstre di 15 miliardi di euro in due anni. Il motivo? L’Italia non ha rispettato il percorso di risanamento dei conti pubblici concordato con l’Europa in questi anni. Il governo però non ci sta e lo stesso ministro del Tesoro ha confermato la posizione ribadita ieri sera: “Non faremo nessuna manovra correttiva”.

L’Ecofin in dettaglio ha approvato le raccomandazioni specifiche perpPaese pubblicate dalla Commissione Ue a maggio, che per l’Italia chiedono “uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% del Pil nel 2018, senza alcun margine aggiuntivo di deviazione sull’anno”. Questo perché “c’è un rischio di deviazione significativa” dal percorso verso l’obiettivo di pareggio strutturale di bilancio. Nel 2019, scrive il Consiglio, “dato il debito sopra il 60%”, l’aggiustamento richiesto è ancora più alto, dello 0,6%.

Ma a quanto equivalgono in valore assoluto queste percentuali? Lo 0,3% è pari a 5 miliardi, mentre lo 0,6 a 10. L’Ue, quindi, chiede in totale all’Italia 15 miliardi. Cinque per quest’anno, mentre il doppio per l’anno prossimo. Solo ieri sia il ministro Tria che il premier Conte avevano escluso che fosse necessaria una manovra correttiva. La raccomandazione dell’Ue, invece, lascia intendere l’esatto contrario, ma il ministro dell’Economia non arretra: “Per il 2018 non ci sarà un manovra correttiva”, ha affermato. “In passato è stato concesso molto all’Italia per aumentare gli investimenti, ma poi si sono sempre ridotti nonostante la flessibilità ottenuta”, quindi “credo che il centro della questione sia quello, non tanto lo 0,1 o 0,2, questo sarebbe il vero aggiustamento del bilancio italiano”. L’inevitabile scontro fra l’Europa e il governo giallo-verde è partito.

Per il reddito di cittadinanza Tria esclude spesa in deficit. “Nessuno dice che non si troveranno i soldi in futuro” per il cosiddetto reddito di cittadinanza. E “non si possono calcolare 45 mld addizionali: sono tre punti percentuali di Pil. Ovviamente, se noi andassimo al 5% di deficit, il giorno dopo l’Italia va in default. E’ questo il problema, non le regole europee”. Lo spiega il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in conferenza stampa a Bruxelles al termine dell’Ecofin.

“La questione è che non si pone il problema in questi termini – risponde Tria – stiamo studiando il bilancio. Se il governo ha trovato 50 mld per misure di questo tipo, vuol dire che 50 mld dentro già ci sono: basta utilizzarli per fare il reddito di cittadinanza, perché i bisogni sono quelli. Bisogna vedere quali sono gli strumenti ritenuti più adatti per rispondere a certi bisogni, non è che si aggiungono”.

“L’implementazione del programma di governo – continua – viene studiata in termini di mutamento interno al bilancio della spesa, cercando di vedere quali sono gli strumenti più adatti a rispondere a certi bisogni. Le differenze politiche sono perché uno pensa che è meglio operare con certi strumenti e altri pensano che sia meglio operare con altri: lì c’è la discontinuità. Non è tra fare l’1 o il 5% di deficit: quella non è discontinuità, è irresponsabilità”, conclude.

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